Okonomiyaki

Okonomiyaki

Un altro piatto classico della cucina giapponese e poi per un po’ prometto che la pianto (seeeeeee). Questa volta una pietanza caciarona, buffa, facile da fare, nonché uno sbarazzafrigo clamoroso: okonomiyaki significa letteralmente «cucina ciò che vuoi». Sulla base infatti potete mettere quello che più vi piace: salse, carne, uova, pesce, verdure, tutto… Un po’ come la pizza, solo che, come al solito, per fare ‘sto coso ci vuole meno.

Io ho fatto una versione molto classica, quasi un prototipo, una “margherita”, per dire. Per ragioni dietetiche dell’uovo ho messo solo l’albume, altrimenti l’impasto base verrebbe più giallo (e saporito).

Ultima cosa, per queste versione ho usato tre o quattro ingredienti classici. Quasi tutti potete sostituirli abbastanza con successo: brodo vegetale o di pesce al posto del brodo dashi, prezzemolo o altra erbetta al posto dell’alga nori, salsa Worcester al posto della Tonkatsu o della Okonomiyaki. L’unico che non ha corrispettivi è il solito katsuobushi, i trucioli di pesce secco piallato (chissà, provare la bottarga?).

Ingredienti per me

  • 100g farina
  • 1 uovo
  • 100ml di dashi
  • Una manciata abbondante di verza a striscioline fini
  • Tre fettine di pancetta
  • Salsa Okonomiyaki o altra a piacere
  • Aonori (nori in scaglie) q.b (in realtà io ho un condimento di aonori, sesamo bianco e nero e qualche altra porcheriola)
  • Katsuobushi una manciatella

Preparazione

Prepariamo l’impasto base: in una ciotola mettete farina, uovo e dashi. Mescolate fino ad ottenere una specie di pastella. Unite la verza e girate bene amalgamando fino a quando il cavolo è impastellato bene e il tutto ha fatto un po’ “mappazza”.

Ungete la padella o la piastra e versateci sopra l’impasto, formando un frittellone alto un centimetro al massimo.

Mentre cuoce il sotto, ponete le fettine di pancetta sopra. Quando il sotto comincia a essere colorito girate abilmente l’ordigno per far cuocere il lato superiore. Dopo qualche minuto girate di nuovo e cominciamo a condire.

Il primo passaggio obbligatorio è la salsa: una bella spennellata e via. Poi spolverizzate con l’aonori e infine col katsuobushi. Impiattate e mangiate caldo. È molto buono e saporito, e anche un signor piatto unico.

Il divertente è che i trucioli di katsuobushi sono così leggeri e impalpabili (e buoni) che col calore del frittellone sotto si muovono!

Le varianti, come ho detto, sono infinite. Anche alla pasta base si possono aggiungere altre cose: funghi, gamberi, praticamente ogni cosa vi venga in mente. Lo stesso per la guarnitura.

Comunque l’esperienza è sicuramente da ripetere e anche la Signora Ganascessa Moglie, in queste cose diffidente e ombrosa, mi pareva quasi convinta…

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