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Ertwoensoep (non so se si scrive proprio così)

Visto che, purtroppo, stiamo andando verso la stagione del letargo, voglio descrivere una preparazione che ho assaggiato in Olanda e che poi mi sono sforzato di replicare, con risultati secondo me molto vicini all’originale.
Si tratta della famosa zuppa di piselli olandese.
Per cinque o sei persone, serve un chilo abbondante di piselli secchi, quelli comunemente detti “piselli brillati”, insomma quelli che si presentano come mezze sfere di colore verde. Non sono più comunissimi come una volta, ma comunque si trovano senza eccessive difficoltà, nei supermercati o da qualche “civaiolo”.
Si mettono a cuocere in acqua, e nel frattempo si prepara un bel soffritto con quattro o cinque porri tagliati a fettine, burro o strutto, e si aggiunge “maiale” in tutte le sue forme, principalmente quelle affumicate. Tutto il gioco sta proprio nel contrasto tra il dolce dei piselli e l’affumicato del maiale, quindi ci vogliono speck, pancetta, cotenne, guanciale etc. Volendo anche piedini, magari lessati prima e poi tagliati a pezzi.
Si mettono poi da parte un po’ di piselli lessi, e si passano o frullano tutti gli altri (io uso un frullatore ad immersione, che evita complicati travasi), deve venire una purea molto densa. Si procede poi all’assemblaggio, mettendo tutto insieme: purea di piselli, piselli interi, porri e maiale. Se già non lo avevamo fatto prima, adesso si devono aggiungere alcuni (molti) wrustel tagliati a rondelle. Si fa alzare il bollore ed è pronta. Si può tranquillamente preparare il giorno prima e poi riscaldare. Se è venuta bene, quando è fredda deve essere talmente soda da tenere verticale un mestolo infilato dentro.
Calorie: circa tre o quattrocento milioni a porzione. E’ proprio l’ideale per affrontare il freddo e l’umido di un inverno olandese. Da bere naturalmente birra, chiara e luppolata, a fiumi, per smaltire…
Ce l’avete presente il quadro “Nozze di contadini fiamminghi” di Pieter Brugel il Vecchio? Ecco, credo che i contadini fiamminghi mangiassero proprio quella.
Io la faccio di solito una volta l’anno, in Gennaio o Febbraio, quando fuori soffia il vento e ulula la tempesta (sono essenziali il camino acceso e la compagnia di un gruppo di amici di robusto appetito).

3 Commenti to “Ertwoensoep (non so se si scrive proprio così)”

  • Hilde 16 dicembre 2010 alle 12:46

    Ciao,

    Congratulazione per la ricetta!
    Il nome della zuppa si scrive ‘erwtensoep’ – e si pronuncia: érvtensup.
    In Olandia é chiamata anche ‘snert’.

    Sul quadro invece credo che mangino ‘rijstepap’ (pappa da rizzo).

    Buone feste!

    Hilde

    • Silvestro 20 dicembre 2010 alle 20:15

      Grazie Hilde per la precisazione!

      • Silvestro 15 marzo 2011 alle 22:39

        Aggiungo che a volte nel soffritto metto anche un po’ di sedano e di carota.

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