Tortino di fagioli azuki e crema di minestrone
Ancora un piatto svuotafrigo e, se si toglie il guanciale, anche vegetariano.
I fagioli azuki verdi che ho usato sono dei fagioletti minuscoli di origine giapponese che ho trovato all’esselunga. Cuociono in meno di mezz’ora.
Ingredienti
- Fagioli azuki lessati
- Patate nella stessa quantità
- Qualche mestolo di minestrone avanzato (uno o due mestoli a testa)
- Un paio di fette di guanciale
- Prosciutto cotto a dadini
- Un uovo
- Pane grattato
Preparazione
Mentre lessiamo le patate, prepariamo in una ciotola i fagioletti scolati, il prosciutto cotto, l’uovo, un po’ di pangrattato.
A parte frulliamo il minestrone. In una casseruola doriamo il guanciale a listerelle, e uniamo il minestrone frullato per insaporirlo.
Schiacciamo le patate lesse e formiamo l’impasto del tortino con i fagioli e gli altri ingredienti, aggiustando di sale.
Prepariamo gli stampini ungendoli e passandoci il pane grattato. Riempiamoli con l’impasto e terminiamo con un po’ di pane grattato. Inforniamo a bagno maria per 30 minuti a 180°.
Impiattiamo rovesciando lo stampino sul piatto, unendo un paio di mestoli di salsa al minestrone, una grattugiata di pepe fresco e olio d’oliva buono.
Cicale saltate con verdure e panzanella
Piattino da crisi economica, garantito dal fatto che le cicale te le tirano dietro…
L’ho usato anche per riciclare una panzanella (vedi) che mi era avanzata (in realtà dopo un po’ è più buona).
Ingredienti
- Cicale
- Verdurine da saltare (carote, cipolletta, zucchino, qualche pomodorino, quello che volete)
- Panzanella
- Una cipolletta e un pomodoro e un po’ di prezzemolo per gli odori del court-buillon
Preparazione
Prepariamo una pentola con un po’ di acqua salata, con la cipolletta, il pomodoro inciso e il prezzemolo. Quando bolle mettiamo le cicale e scottiamole per 3-5 minuti o anche meno. Scoliamole e mettiamole in acqua e ghiaccio.
Il brodino rimasto mettiamolo da parte anche quando avremo finito la ricetta, che è buono. Stacchiamo le teste alle cicale e serbiamole per lo stesso motivo.
Con le forbici tagliamo le spine laterali del carapace delle cicale, così che si possano aprire facilmente senza tante tribolazioni durante il pasto.
In padella, mettiamo le verdure da saltare in olio e stufiamole leggermente. Quando saranno quasi pronte uniamo le cicale per i pochi minuti finali.
Impiattiamo accompagnando con la panzanella.
E le capocce?
In una casseruola mettiamo un filo d’olio. Quando sarà caldo buttiamo le teste delle cicale e tostiamole. Quando diventeranno grigie uniamo un po’ del brodino e scuociamo per una decina di minuti. Frulliamo tutto, filtriamo.
A seconda di quanto l’abbiamo fatto denso, può essere un’ottima minestra di pesce, o una base per una salsa d’accompagnamento.
Sugarello al furikake con verdure
Questo piatto è una contaminazione del mio periodo giapponese ed ha la caratteristica di essere un clamoroso mix di profumi.. In realtà è una cosa semplicissima. L’unica discriminante è il furikake, per l’appunto. Trattasi di un condimento giapponese composto da pesce secco polverizzato, alghe, sesamo bianco e nero, sale e altre cosine buone e profumate.
Io ho accompagnato il pesce condito con un stufato di verdure quasi altrettanto profumato.
Ingredienti
- Filetti di sugarello (o altro pesce azzurro)
- Pomodorini
- Friggitelli
- Cipolla di tropea
- Zucchine
- Peperone giallo
- Qualche cappero dissalato
Preparazione
In una padella ho stufato per breve tempo in olio tutte le verdure, aggiungendo i capperetti. In questo modo le ho mantenute un po’ al dentino e belle odorose. Diciamo che la cosa non ha superato i 10-15 minuti.
Ho tolto le verdure e nella stessa padella ho adagiato i filetti di sugarello, coprendo per 5 minuti.
Poi ho scoperchiato condendo i filetti col furikake a pioggia. Una rapida riscaldata alle verdure e tutto nel piatto.
Pancotto alla marinara
Quando nel passato i pescherecci viareggini salpavano per la pesca (Io son livornese, ma so benissimo che Livorno non è mai stata una città di pescatori, tant’è che anche oggi qui vengono chiamati “pozzolani”, perché vengono quasi tutti dalla Campania), si portavano dietro un po’ di pane secco, e poi il condimento: pomodori, olio, sale, pepe, peperoncino, etc. Con quello che pescavano, poi, preparavano il “pancotto” o “pappa”, naturalmente usando il pesce meno pregiato. Per quanto possa sembrare strano, infatti, la pasta è arrivata abbastanza tardi nelle abitudini alimentari italiane, e toscane in particolare (basta leggere l’Artusi per rendersene conto).
La versione che fa mia madre è questa (l’ho appena mangiata…):
Soffritto con aglio, salvia, peperoncino (olio super, naturalmente). Poi passata di pomodoro, e infine il pesce. Va bene tutto ma, se non si vuole ammattire a sfilettare, si possono usare anche solo molluschi e crostacei. Si fa cuocere in modo da ottenere sostanzialmente un sugo di pesce, avendo l’accortezza di tenerlo un po’ più liquido di quando serve per la pasta.
A questo punto si mette il pane raffermo a pezzetti (meglio se è la bozza pratese cotta a legna), e si fa cuocere finché non è disfatto.
E’ già finito, si impiatta decorando con una foglia di basilico e, volendo, un filo di olio a crudo.
Si può abbinare un bianco di corpo, o magari un rosé. Oggi avevo una bottiglia di Rapitalà, e non ci stonava per niente.
Clafoutis
Tipico dolce francese alle ciliegie, quanto di più semplice si possa immaginare. Anche di questo in rete ce ne sono versioni infinite, però tutte quasi uguali tra loro.
Occorrono naturalmente le ciliegie: io uso i duroni di Vignola, ché son quelli che mi piacciono di più, però credo che vadano più o meno tutte bene (ce ne vogliono un 600 gr).
La versione classica vorrebbe che si lasciassero col nocciolo, e tutte le ricette insistono su questo punto.
Voi fate quel che volete, ma io le snocciolo.
Come che sia, mentre sto snocciolando, metto in un mixer 150 gr di zucchero, tre uova, 90 gr di farina, 200 gr di panna, 2 cucchiai di brandy e un pizzico di sale.
Dimenticavo: anche semi di vainiglia, o alla peggio vanillina, e un po’ di cannella
Nel frattempo si imburra una pirofila non troppo grande, la si cosparge di zucchero, poi ci si metton le ciliegie e si versa la pastella, che sarà abbastanza liquida. Deve coprire o quasi le ciliegie. In forno a 180° per circa 45 minuti.
Si mangia tiepido o freddo.
E’ gradevole, è di stagione, è facile, ma non è leggero: una fetta, anche piccola, dà una notevole sensazione di sazietà.
Lo accompagno con un bicchierino di kirsch, o di maraschino, per chi ama i sapori più dolci.
P.S. Si può fare anche con altra frutta, ma quello classico è con le ciliegie. (In effetti somiglia abbastanza al “Far bretonne”, che di solito contiene le prugne).
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