Orticole (orziadas, ògliere, ortiguillas… )

Chissà se sono specie protetta…  in tal caso questa sarebbe istigazione a delinquere… mah…

Sto parlando di quelle che a Livorno vengono chiamate “orticole”, in Sardegna “orziadas”, all’Elba “ògliere”, in  Catalogna “ortiguillas” e in termini scientifici Anemonia sulcata.

Sono in definitiva anemoni di mare, di quelle un po’ bruttine, marroncine, con le punte dei tentacoli appena appena violette. A Livorno sono (erano) considerate una ghiottoneria assoluta (Uso il passato perché adesso siamo rimasti in pochi a conoscerle, almeno qui, ma so che per esempio in Sardegna sono molto apprezzate).  Mi ricordo, grazie alla mia non verde età, di averle viste anche in vendita sul banco di Foscona, la pesciaiola dell’Ardenza.

Ora come ora non c’è verso, e se uno le vuole deve cercarsele da solo. Nei pressi della città ormai non si trovano più, probabilmente a causa dell’inquinamento, ma non è troppo difficile reperirle dove la costa è rocciosa, alla profondità di circa un metro. Si staccano dalla roccia usando una forchetta, ma anche con le mani.

Sono lievemente urticanti, ma non come le meduse: sulle mani non fanno niente, ma meglio evitare di farle venire in contatto con il viso o altre parti del corpo.

Una volta raccolte bisogna pulirle una ad una sciacquandole con grande cura perché potrebbero contenere dei piccoli sassi o frammenti di roccia. Poi si tuffano nell’acqua bollente per non più di una trentina di secondi, mettendole poi a sgocciolare su un piano di metallo o di marmo (non su un canovaccio, perché rimarrebbero appiccicate).

Dopo un poco (basta un quarto d’ora), si passano nella farina di mais e poi nell’uovo, e via in padella a friggere.

Vengono come delle polpettine, che naturalmente vanno mangiate caldissime. La consistenza è molto morbida, come il cervello o le animelle fritte.

E il sapore? E’ un sapore di mare fortissimo, che per  qualcuno potrebbe  forse essere eccessivo, ma che i vecchi livornesi hanno sempre considerato il meglio del meglio: meglio delle ostriche, delle aragoste, dei ricci… Per averne un’idea, diciamo così: se i ricci di mare fossero tartufi scorzoni, le orticole sarebbero tartufi bianchi pregiati di Alba.

La cosa curiosa è che se in un posto sono conosciute e apprezzate, pochi chilometri più in là nessuno le conosce. Per esempio sono mangiate a Livorno e all’Elba, ma non in Capraia, dove pure ve ne sono in quantità.

(Per la cronaca, le ho mangiate ieri, dopo averle raccolte con l’aiuto di due amici, che poi naturalmente ho invitato a cena).

6 pensieri su “Orticole (orziadas, ògliere, ortiguillas… )

  1. …ho trovato le immagini, ed ho capito di che si tratta, usando il termine sardo (se digiti quello italiano ti compaiono solo vegetali); ma credo che siano quasi impossibili da comprare, non mi pare di averle mai viste al mercato.

  2. No, in effetti saranno trent’anni che non le vedo più in vendita. La foto la metterei, se sapessi come. Comunque sono quelle lì che dice Crealessio.

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