Castagnaccio

E’ di stagione, no?
Fatto e conosciuto in tutta la Toscana, a Livorno viene fatto tradizionalmente dai “tortai” nei teglioni della torta di ceci, ma viene troppo sottile e non mi piace molto.
Quando invece viene, volontariamente o no, molto alto e poco condito, viene chiamato “toppone”, ed era molto usato ai tempi della miseria per “Levà le grinze dallo stòmbao”.
Insomma, alla ricerca del giusto mezzo, io lo faccio così:
Prima di tutto ci vuole la farina di castagne, e deve essere buona, della Garfagnana o dell’Amiata, meglio se macinata a pietra. Soprattutto va evitata quella dell’anno precedente.
Si mescolano bene farina, acqua e latte, e anche un po’ di zucchero (è un’aggiunta eterodossa ma, date retta, è più buono).
Ci vuole anche un goccio d’olio (super super extra extra…).
L’impasto deve venire liscio e scorrevole, come una crema (non vorrete mica anche le dosi, vero?)
A questo punto si aggiungono i pinoli e un bel po’ di uvetta secca ammollata nell’acqua tiepida (o nel brandy, o nel rum…)
Poi ci vuole una teglia in cui venga alto un dito all’incirca, ci si mette un fogli di carta da forno, e via con l’impasto. Sopra un giro d’olio, e altri pinoli e uvetta. E’ cotto quando ha formato una crosticina marrone.
Fra le varianti, si possono aggiungere anche noci e foglie di rosmarino.
A me piace mangiarlo caldo, con sopra abbondante mascarpone al naturale, freddo.
Da bere, rigorosamente vino dolce: verdea, vinsanto, passito, moscadello…

2 pensieri su “Castagnaccio

  1. Aggiungo che è l’ideale da offrire agli amici in una sera piovosa, quando si fanno quattro chiacchiere davanti al camino…

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