Spiedini

Non intendo qui parlare della famosa specialità della rosticceria palermitana, ma molto più modestamente di una maniera un po’ diversa di cucinare pesce o carne.

Per gli spiedini di pesce, si inizia col prendere, ovviamente, gli spiedini (di legno o di metallo poco importa) e ci si infila un tocchetto di pane raffermo strofinato con l’aglio. Poi, ad alternare, gamberoni, pezzi di totano, pane agliato e foglie di salvia. E’ bene terminare col pane, che tiene fermo il tutto. Si condiscono poi abbondantemente con olio, sale, pepe e succo di limone, tenendoli magari un’oretta in questa sorta di marinata.

Si possono cuocere sulla brace, in forno o anche in teglia, sul fornello. In ogni caso, durante la cottura devono essere irrorati con la marinata, specialmente se sono sulla griglia.

Per quelli di carne il procedimento e i condimenti sono esattamente identici, e si fanno usando pezzi di filetto di maiale, tocchi di wurstel e di salsiccia.

Essendo piuttosto sapidi (non si può lesinare con sale e pepe), ci sta bene un contorno di insalatina fresca, tipo valeriana.

Da bere: per quelli di mare un vino bianco molto profumato (Procanico dell’Elba, Ansonica, Gewurtztraminer…), anche un rosé. Per quelli di carne un rosso non troppo aristocratico, tipo un Chianti giovane.

L’argomento “spiedini” mi fa venire in mente un aneddoto personale. Avevo visto in casa di un amico dei bellissimi spiedini “doppi”, cioè costituiti da due rebbi paralleli, molto razionali in quanto la roba infilzata in questo modo non ruota, e si possono rigirare sulla griglia molto più facilmente. Ho iniziato quindi a cercarli in tutti i negozi di casalinghi, e tutti rispondevano puntualmente  di non conoscerli nemmeno. Un bel giorno passo per caso davanti ad un negozio alla periferia nord della città, e anche lì mi rispondono nel solito modo. Mentre esco, li vedo in vetrina!

“Perbacco – mi fa il negoziante – non sapevo neppure di averceli! Li prenda pure…”

“No no, me li prenda lei, c’è tanta roba fragile davanti…”

E me li ha presi.

E ha rotto tutto tutto, ma proprio tutto, quello che c’era in vetrina…

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