Come capire che chi è in cucina non sa cucinare

Sarò anche fissato, ma mi piace vedere come cucinano le persone: mi permette immediatamente di capire a cosa sto andando incontro. Per questo ci sono alcune cose che mi fanno immediatamente capire che la persona ai fornelli non sa cucinare.

Usa la pentola sbagliata. Il cuoco wannabe prepara il risotto in una pentola stretta e alta, meglio se a pareti sottili, così si attacca tutto. Usa una pentola piccola per cuocere la pasta, così si incolla meglio, griglia sulla padella e così via.

Sbaglia sempre il coltello da usare. Ok, spesso non ha i coltelli giusti, ma nel caso che li abbia questo è fonte di maggiore confusione. Userà quello piccolo seghettato per il salame, oppure il trinciante corto per il prosciutto. Non oso pensare a cosa userà per tritare le verdure, così da generare il terzo indizio che segue.

Fa il soffritto grosso così. Uniamo la scarsa abilità al coltello sbagliato e alla scarsa pazienza, e otterremo il soffritto a pezzi grossi come dadi da gioco. Anche meglio, il trito fatto con le forbici. A parte che non si soffrigge nulla (sempre che tu non faccia il brasato per tre ore), ma poi te lo ritrovi in bocca a dar fastidio. In questi casi, procuratevi la classica mezzaluna e, per Bacco, dateci dentro con un po’ di olio di gomito o, se siete spendaccioni, procuratevi uno di quei cosini elettrici fatti apposta per tritare – ad esempio, dico

Sala con cucchiaino/punta di coltello/altra roba del genere. Porca miseria, come fai a dosare il sale così? A meno che la ricetta non indichi esattamente i grammi di sale necessari, si usano le mani per la miseria. A parte il fatto che comunque il nostro cuoco inetto non se ne accorge perché…

Non assaggia. Questo è garanzia di pessima riuscita sempre. Non si può cucinare senza controllare cosa si sta facendo, ne convenite?

La sua pattumiera è piena di incarti e scatolette. Ça va sans dire, non cucinando mai il/la nostro/a tapino/a fa grandissimo uso di cibi confezionati, e questo si riflette sulla sua raccolta differenziata. Se sbircerete troverete grande copia di incarti, platoncini di polistirolo, scatolami assortiti, surgelati pronti e così via.

È voi cosa ne pensate? Quali sono gli indizi di scarsa riuscita della cena?

10 pensieri su “Come capire che chi è in cucina non sa cucinare

  1. Per me ci sono anche altri indizi: per esempio, il lievito nella frolla. Se la crostata ha la pasta lievitata, gessosa, alta due dita…
    Ancora: la bistecca, o il roast-beef, troppo cotti (sembra che qualcuno, quando la carne è al sangue, ne abbia paura. Vi assicuro che è morto, anche se al sangue. Non morde!)
    Infine i bimbi: dalle abitudini dei bambini si capiscono tante cose dei genitori.
    Per esempio, molti bambini non amano l pesce: vuol dire che in casa loro non sanno cucinarlo (la carne, più o meno, è quasi sempre commestibile, ma il pesce cucinato male è terribile).
    Altri non amano le verdure: evidentemente in casa loro sanno soltanto bollirle (e condirle con olio di semi vari…). Se facessero uno sformato, magari con i tartufi, o una moussaka, o una parmigiana, sono convinto che le mangerebbero.
    Il sintomo più esiziale sono però i sofficini, o i bastoncini di merluzzo. Se ai bimbi piacciono solo quelli, vuol dire che in casa loro sono l’unica cosa decente che si mangia…

    1. rammaricato per il fatto di aver trovato solo ora questa interessante discussione rispondo volentieri esponendo le mie posizioni: d’accordo su tutte le considerazioni iniziali di Ganascia, Dimensione pentole e pentole adatte: recentemente ho cominciato ad apprezzare le forme basse e larghe per i risotti, si mescola molto meglio! sui coltelli appropriati, d’accordissimo, proprio ieri sera mi sono dato dell’idiota da solo mentre tagliavo a cubetti dei tocchi di prosciutto con uno spelucchino (per non girarmi e scegliere il migliore tra i coltelli del ceppo regalatomi al matrimonio…che purtroppo a volte dimentico di avere ma è utilissimo!); Sulle dimensioni dei pezzi da cuocere: IL peposo (maschietto come mi hai insegnato!) ha bisogno del suo tempo di cottura, quando ho provato a farlo in meno tempo (per necessità!) perlomeno ho cercato di ridurre la dimensione dello spezzatino, e la regola vale anche per i soffritti. Per la salatura, stendiamo un velo pietoso, non è necessario alcun commento! e per il non assaggiare, che diamine, io stesso che ho gravi problemi di salute e teoricamente non potrei mangiar nulla di caldo, di calorico e piccante, la maniera di assaggiare quello che cucino lo trovo sempre, ma pensare di cucinare “a occhio” è veramente allucinante! Per la pattumiera poi è sacrosanto, lo dice un “pentito” che da ragazzo che in adolescenza è cresciuto tra una madre incapace a cucinare ed una carriera da autodidatta partita da risotti in busta e lasagne findus!…proprio per questo ho trovato indispensabile imparare. Passiamo agli argomenti di Silvestro: Il lievito nella frolla (???) non lo avevo mai sentito ma sarebbe una buona base per la trama di un film su un truffatore che si spaccia per cuoco! 🙂 …la carne non al sangue, bhe! sono in molti a “temere” la vista del sangue, è questione di carattere! in famiglia ho varii esemplari delle due categorie da mia moglie che in Francia spesso ha rasentato il rifiuto a “cuocere oltre” ed il mio figlio piccolo che la vuole sempre “al sangue” (ha solo 10 anni, ma cresce bene! …sa il fatto suo!), e sempre a proposito dei bambini ci avete fatto caso che di solito quelli che adorano i sofficini ed i bastoncini varii sono anche quelli che adorano mangiare al fast food? (ai miei ad esempio, in maniera un pò cialtrona ho spiegato che il cibo dei fast food non è commestibile; loro, che mi conoscono, cercano di mediare e talvolta ci vanno se li portano i nonni o se li invitano a qualche festa, ma preferiscono evitare, così come preferiscono un succo di frutta ad una bobita gassata!). L’influenza dei genitori è ovvia…anche il macostume è ereditario!

      1. Ahimè (quasi) tutte le casalinghe mettono il lievito nella frolla, perché non hanno mai capito la differenza fra i varii tipi di pasta, e operano meccanicamente, facendo cose imparate (male) a memoria…
        L’idea sul truffatore è buona davvero… 🙂

    2. vorrei tornare sui bambini a cui non piacciono le verdure! sono anch’io sconcertato ed infastidito dai numerosi bambini a cui non piacciono le verdure, ed anche i miei tre sono perlopiù così, ma non credo che la tua analisi sia corretta per il mio caso (e credo anche per altri). Ieri ad esempio ho proposto i supplì ai risi e Bisi al mio piccolo (che è veramente un bongustaio, (chiede la carne al sangue perché sostiene che se la cuoci troppo è rovinata ed ha anche altre raffinatezze in serbo che ti lasciano senza parole…ha 10 anni!); ebbene non ha voluto mangiare i supplì, perché dopo averli assaggiati mi ha chiesto scusa ed ha aggiunto che si sentiva troppo il sapore dei piselli che proprio non sopporta! ho spesso proposto ai ragazzi tante verdure preparate nelle forme più saporite ed articolate, ma sono numerose le volte che li vedo sforzarsi a mangiare dei vegetali perché ho insegnato loro che fanno beneed aiutano la digestione. Ci dev’essere dell’altro che rende così ostiche le verdure ai bambini.

  2. Me ne viene in mente un altro: chi non sa cucinare, di solito è estremamente “tradizionalista” e non c’è verso di fargli assaggiare qualcosa di insolito. Quelli che all’estero cercano la pastasciutta, per intendersi.

  3. Ne avrei a palate di indizi inquietanti. In ordine sparso: usa il dado per fare il brodo (“tanto è lo stesso”), compra la pasta frolla al banco frigo, compra la pasta del pane già lievitata (a ‘sto punto comprati la pizza già fatta!), fa le torte in busta della Cameo e dice che ha cucinato una torta (brrrr), ha nel cassetto almeno dieci stampini per fare i biscotti (è scientificamente dimostrato che il numero di stampini posseduto è inversamente proporzionale al numero di biscotti effettivamente infornati nell’arco di una vita), pensa che i tegami di coccio siano decorativi e ci si trasferisca il cibo dopo averlo cotto in pentole di acciaio… Devo continuare? 😀

  4. Posso aggiungere? Quella degli stampini per biscotti non la sapevo, però so quella dei libri e riviste di cucina: più riviste di cucina si leggono, meno si cucina, perché di solito il/la non cucinante trova il suo appagamento semplicemente nel leggere, nel dire “deve essere buono”. Poi mette via il giornale e finisce lì.

    1. vorrei intervenire quasi facendo l’avvocato del diavolo su due argomenti tirati in ballo da silvestro e loquilla; per il discorso dei libri e riviste di cucina è vero che spesso chi legge le riviste di cucina poi ai fornelli ci passa poco tempo, ma nel mio caso ad esempio (è vero che riviste di cucina io ad esempio le compro solo all’estero per curiosità e per documentari od ispirarmi) personalmente ne faccio poco uso, ma ieri, ad esempio mio figlio mi ha chiesto di fare il pane, non lo avevo mai fatto, e mi sono documentato un pochino su internet, poi su alcuni libri di cucina tradizionali ed alcuni libri storici (ho una ristampa del celebre PARMENTIER, dal quale ho tratto una serie di insegnamenti interessanti benché si tratti di un libretto di 5 secoli fa!). Quindi come in tutte le cose vanno evitati gli eccessi, ogni tanto sfoglio un pò a caso più i libri che le riviste, prevalentemente per trarre ispirazione; lo stesso vale per le critiche di Loquilla, per carità, inorridisco al pensiero di preparare una torta pronta, la domenica mattina ormai è un rituale per i miei figli avere le frittelle con lo sciroppo d’acero, mi guardo bene da farle con il preparato in busta (cosa che al contrario mia cognata fa spesso e ne va fiera!), ma se mia figlia, che ha 13 anni ed ogni tanto si fissa che deve fare una torta, ci prova ed ogni tanto riesce, ma qualche volta sono stato proprio io a dirle di fare quelle preparate per fare poco casino, intanto prende pratica ai fornelli, la cosa importante è che non diventi un’abitudine; Poi per brodo col dado, frolla confezionata ed altre cose “finte”, certo è meglio evitarle, ma spesso mi trovo io stesso nella condizione di farne ricorso per esigenze pratiche, magari manca il tempo materiale e quindi faccio di necessità virtù (l’importante è che non diventi l’unica maniera di cucinare!)

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