Acquacotta.

Qualche giorno fa discettavo, con mia cugina, di cosa mangiassero nel medioevo. Senza entrare adesso in tale questione, mi è però venuto in mente che talune poverissime pietanze non debbono essere mutate molto da allora (sto parlando di cucina dei poveri, ovviamente). Una di queste, secondo me, è l’acquacotta. Insomma, mi è venuta voglia di farla, e ci ho provato.
Il bello è che è praticamente impossibile sbagliare, perché in ogni caso sarà sempre… acqua cotta!
Ho fatto un bel soffritto di cipolla (rossa, fiorentina) in olio. Quando è appassita, abbondante acqua (io, a dire il vero, brodo), e poi tutte le verdure che uno ha sottomano: zucchine, patate (no, queste nel medioevo no), peperoni (nemmeno questi), cavolo, legumi vari, etc. Certamente in quell’epoca usavano parecchie erbe di campo, ma io non ce le avevo. Probabilmente per loro era finita così ma io, ad imitazione di quella che mangiai da “Canapone” a Grosseto parecchi anni fa, ho aggiunto un uovo scocciato nella pentola, che naturalmente è diventato un uovo in camicia. Nel piatto, una macinata di pepe, un filo d’olio, e una grattugiata di pecorino piccante.
Certamente un’acquacotta “da signori”, che i butteri maremmani non si sognavano neppure.
E’ “qualcosa meno” di una minestra di verdura. Ciononostante, gradevole.
Cosa berci? Qualsiasi cosa. I butteri ci avranno sicuramente bevuto un po’ di vinaccio qualsiasi. Io ci vedrei bene un rosso leggero, anche un rosé fermo.

Un pensiero su “Acquacotta.

  1. Non c’è bisogno di scendere al medio evo: l’acqua cotta che mangiava mia nonna agli inizi del ‘900 era sostanzialmente pane, acqua e cipolla, rafforzata da chi se lo poteva permettere dall’uovo e da una grattatina di cacio. Tutto il resto è venuto dopo.

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