Patate “a baccalà” o anche “come le faceva la Marisa”.

La quale Marisa, poi, era una signora che abitava dalle parti di Greve.
E’ un modo di cucinare le patate, trattandole né più né meno come se fossero tranci di baccalà, nel modo che a Livorno è detto “alla fiorentina”, ed a Firenze “alla livornese”.
Si prendono delle patate piuttosto grosse e di forma regolare, si sbucciano e si tagliano a fette alte più o meno un centimetro, poi si infarinano, e si fanno rosolare in teglia, avendo cura di non sovrapporle, con olio ed aglio schiacciato. Volendo, qualche aroma come rosmarino o salvia (sale e pepe, ovviamente).
Quando sono rosolate, passata o polpa di pomodoro, abbondante. Si portano a cottura così, aggiungendo acqua o brodo, se del caso.
Le ho fatte ieri sera.
Che dire?
Sono un contorno gradevole, ma accompagnandole con qualche fetta di salumi, o del formaggio, o magari un’aringa, divengono facilmente un piatto unico.
Appartengono a pieno titolo alla catergoria degli “sfamafamiglie”, cioè riempiono lo stomaco con poca spesa, e sono naturalmente un piatto invernale. Rispetto alle patate fritte, o arrosto, fanno “più comparita”, come diceva la mi’nonna.
Cosa berci? Un rosso leggero, magari un po’ acidulo o leggermente mosso.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.