torta alle nocciole e gianduja con miele e brandy
sommerso da una fornitura di nocciole che in famiglia non saremmo mai riusciti a finire, mi sono ingegnato ed ho inventato questo dolce:
INGREDIENTI:
3 uova
150 g. di farina
1 bustina di lievito in polvere
1 bustina di vanillina
100 g. di zucchero bianco
70 g. di zucchero di canna
400/500 g. di nocciole sgusciate
3 bustine di cioccolata densa alla gianduja
2 cucchiai ben colmi di cacao amaro
3 cucchiai di miele
1/2 bicchierino di brandy
200 cc. di panna da cucina (io solitamente uso quella vegetale, ma immagino vadano bene tutte!)
1 bicchiere di latte scremato
burro, q.b. per ungere la teglia (circa 40 g.)
PREPARAZIONE:
Ho lavorato molto con il frullatore, anche se non è un arnese che gradisca molto, ma ci sono dei casi in cui lo reputo addirittura indispensabile; questo è uno di quei casi.
inizialmente ho diluito il miele con il bicchierino di brandy, poi ho inserito tutte le nocciole nel frullatore, le ho tritate parzialmente badando a non farle macinare tutte, anzi lasciandone alcune addirittura intere (non è difficile, perché le nocciole scendono molto lentamente nel vaso del frullatore), mentre frullavano le ho irrorate con la miscela di miele e brandy; a questo punto ho tolto una metà del composto ottenuto (la parte con più nocciole intere in una quantità necessaria per ricoprire la faccia superiore della torta), badando che il miele col brandy sia distribuito su tutte le nocciole e quindi va messa da parte. Poi ho unto una teglia con il burro cospargendone l’interno con lo zucchero di canna (se avanza un pezzetto di burro, diciamo una ventina di grammi, potete metterlo nel frullatore assieme agli altri ingredienti); a questo punto tutti gli altri ingredienti vanno messi nel frullatore con la rimanenza del composto miele-brandy-nocciole, un pò alla volta per evitare i classici grumi. Le uova, poi il latte alternato alla farina, lo zuchero, il lievito, la vanillina, la cioccolata la panna e così via frullando un pochino ad ogni aggiunta. Accendete ora il forno a 160/180 c° e lasciatelo scaldare mentre versate le nocciole messe da parte nella teglia unta sul fondo della quale avremo lasciato uno stratarello di zucchero di canna, e spianate le nocciole sul fondo con l’aiuto di un cucchiaio di legno ricoprendo poi con il composto ottenuto con il frullato degli altri ingredienti. Inforniamo, e dopo circa 50 minuti possiamo spegnere il forno e lasciare che il tutto si raffreddi senza avere fretta, anzi credo sia meglio assaggiarla il giorno dopo, naturalmente dopo averla rivoltata su un adeguato piatto di portata.
P.S.
la prima volta che ho pubblicato la ricetta (ieri sera, per me che sto scrivendo), avevo dimenticato un ingrediente fondamentale che faceva parte della categoria “avanzi”, oltre alle nocciole di cui sopra, avevo infatti una rimanenza di bustine di cioccolata densa al sapore di gianduja, molto aromatica, ma che i miei bambini dopo un primo assaggio avevano schifato tutti e tre; ho aggiunto anche un paio di cucchiai di cacao amaro in polvere.
crema londroniana
…non che io non sappia che “di Londra” si dica londinese, ma è semplicemente una maniera che utilizzo per affiancare questa ricetta (che ho imparato nella capitale inglese all’inizio di settembre), alla crema catalana a cui somiglia molto.
INGREDIENTI (per 1 persona):
una decina di lamponi freschi di grandi dimensioni
1 yogurt greco compatto
2 o 3 cucchiai di zucchero di canna grezzo
facoltativo: un cucchiaino di liquore (rum)
ATTREZZI NECESSARI:
coppette in terracotta da Crema Catalana
un caramellatore (il “fusore” per caramello, tipo lanciafiamme, che io oltretutto non posseggo)
PREPARAZIONE DI UNA SINGOLA PORZIONE:
dopo aver lavato i lamponi cospargeteli con una spolverata di zucchero di canna (e se lo gradite anche qualche goccia di liquore, penso che un pò di rum possa legare bene con lo zucchero di canna ed i lamponi), e lasciate il tutto in una tazza affinché spurghino un pò di succo; mescolate lo yogurt con un cucchiaino di zucchero di canna, posizionate i lamponi sul fondo di una coppetta dopo la “spurgatura” del succo (per cui servirebbe almeno mezz’ora), conservando il succo; ricoprite i frutti con lo yogurt, spianate bene con una posata e ricoprite con lo zucchero di canna residuo in maniera tale da creare un “tappo”; inzuppate questo tappo di zucchero sgocciolando il succo di lampone (senza esagerare, basta che sia bagnato), ed a questo punto servirebbe il “lanciafiamme” per caramellare la superficie; è tutto.
N.B. non allego foto sia perché sono in partenza, sia perché, come ho già scritto, non possedendo il lanciafiamme non mi è possibile la caramellatura, quindi l’aspetto finale sarebbe completamente diverso, ma prometto che appena ritorno, mi organizzo, faccio la preparazione completa e la fotografo.
Torta all’ananas
Non voglio continuare a stravolgere il clafoutis di Silvestro, diciamo che questo, pur sembrando un clafoutis all’ananas non lo è, ma ho semplicemente preso “ispirazione” dalla sua ricetta.
INGREDIENTI:
1 ananas intero
3 uova
100g. di farina
1/2 bicchiere di latte
200g. di zucchero di canna
75 g. di burro
1 cu. di brandy
1 bustina di polvere lievitante
1 bustina di vanillina
zucchero a velo per guarnire.
PREPARAZIONE:
Imburrate generosamente una teglia e successivamente fate aderire uno strato di zucchero di canna su tutta la superficie; adagiate poi uno strato di fette di ananas (io per far prima ho preso, lo confesso, una scatola di ananas a fette al naturale) sullo strato di zucchero.
mettete poi tutti gli altri ingredienti in un mixer oppure in un frullatore (compresi la rimanenza della polpa dell’ananas, un pò di succo, lo zucchero di canna ed il burro residui), frullate a lungo (eventualmente, se gradite, potete evitare di frullare i pezzi del frutto, ma aggiungerli a pezzettini alla fine). Versate il composto ottenuto nella tortiera ed infornate per circa 50 minuti a 180 c°. (a questo punto vi rimane un oretta libera per pulire la cucina oppure, come ho fatto io , per scrivere il testo della ricetta), lasciate che si raffreddi in forno, toglietela dalla tortiera, guarnite con zucchero a velo, fotografatela prima che se la mangino, e buon appetito!
VARIANTI:
Avrei voluto aggiungere nell’impasto, delle gocce di cioccolato e della farina di cocco, secondo me ci sarebbero state bene entrambe, purtroppo ne ero privo!
Clafoutis
Tipico dolce francese alle ciliegie, quanto di più semplice si possa immaginare. Anche di questo in rete ce ne sono versioni infinite, però tutte quasi uguali tra loro.
Occorrono naturalmente le ciliegie: io uso i duroni di Vignola, ché son quelli che mi piacciono di più, però credo che vadano più o meno tutte bene (ce ne vogliono un 600 gr).
La versione classica vorrebbe che si lasciassero col nocciolo, e tutte le ricette insistono su questo punto.
Voi fate quel che volete, ma io le snocciolo.
Come che sia, mentre sto snocciolando, metto in un mixer 150 gr di zucchero, tre uova, 90 gr di farina, 200 gr di panna, 2 cucchiai di brandy e un pizzico di sale.
Dimenticavo: anche semi di vainiglia, o alla peggio vanillina, e un po’ di cannella
Nel frattempo si imburra una pirofila non troppo grande, la si cosparge di zucchero, poi ci si metton le ciliegie e si versa la pastella, che sarà abbastanza liquida. Deve coprire o quasi le ciliegie. In forno a 180° per circa 45 minuti.
Si mangia tiepido o freddo.
E’ gradevole, è di stagione, è facile, ma non è leggero: una fetta, anche piccola, dà una notevole sensazione di sazietà.
Lo accompagno con un bicchierino di kirsch, o di maraschino, per chi ama i sapori più dolci.
P.S. Si può fare anche con altra frutta, ma quello classico è con le ciliegie. (In effetti somiglia abbastanza al “Far bretonne”, che di solito contiene le prugne).
torta alle pesche
Una ricetta che rientra appieno nella categoria degli avanzi, o meglio degli scarti (a causa di un acquisto sbagliato): in vacanza ci siamo trovati con una pessima fornitura di pesche, non solo male assortite, ma talmente mal ridotte da non riuscire nemmeno a tenerle in mano.
Così ho deciso di salvare la situazione facendo un dolce: ho convertito una ricetta di torta di mele, presa su internet, adattata con opportune modifiche, alla frutta imbarazzante che riempiva il canestro della cucina.
ingredienti:
5 o 6 pesche
1 bicchiere di latte
125/150 g. di burro
250 g. di farina
3 uova
1 bustina di lievito
Zucchero (da 100 a 150 g. a seconda del risultato
richiesto)
La scorza di un limone
Un pizzico di sale
Una spolverata di zucchero a velo (o di canna)
PREPARAZIONE:
Fate fondere il burro ed accorpatelo alle uova e lo zucchero (la quantità di zucchero può variare a seconda del risultato che volete ottenere: 100g. per una torta meno dolce, aumentate il dosaggio per un risultato più dolce) mescolate accuratamente, unite la scorza del limone finemente tritata, continuate a mescolare versando poco alla volta anche il latte; unite ora al composto ottenuto, la farina ed il lievito, possibilmente setacciandoli per evitare i grumi, aggiungere un pizzico di sale e mettete a riposare in una ciotola. Ungete ora con burro e farina una teglia e riempitela, ricoprendo il tutto con uno strato di spicchi di pesche preventivamente tagliati. Infornate a 180° per circa un’ora. Lasciate raffreddare nel forno (non fate l’errore di cercare di toglierla dalla teglia prima che dia ben fredda, vi si sbriciolerebbe). Ponetela in un piatto di portata adeguato e ricoprite di zucchero a velo (o se preferite una versione più rustica con lo zucchero di canna)
Composta di susine
Nel nostro giardino abbiamo un albero di susine detta goccia d’oro. Personalmente mi piacciono tantissimo le susine , questa in particolare. Le colgo qualche giorno prima che finiscano di maturare perchè mantengono quella leggera punta asprina. Quest’anno per una serie di tristi vicissitudini abbiamo tardato a coglierle e così un giorno per evitare che cascassero marcendo ne abbiamo fatto una buona raccolta di diverse decine di chili. Era un po’ che maturavo di farne una gustosa composta ma ovviamente dovevo combattere con la reticente consorte che contestava l’idea pensando a come si sarebbe ridotta la cucina. Con un abile aggiramento fu costretta a cedere. Così presi in pugno la situazione e di li a poco trasformai la cucina in un campo da guerra.
Presi le susine più mature e le mondai tentando di toglerci il nocciolo operazione praticamente impossibile visto che il frutto aumenta così tanto di consistenza da essere difficile anche il taglio con il coltello. Rinuncio, dopo aver sbucciato i primi frutti mi accorgo che si riesce a levare la buccia anche manualmente e così via il coltello mentre intanto rimugino su come riuscirò a levare tutti quei noccioli una volta preparata la composta.
Riempita la pentola la peso e tolta la tara rilevo che ne sono venuti fuori quasi 14 chili. Raggiungo il vicino market per compare l’addensante e lo zucchero. Mi accorgo però che l’addensante e del tipo con rapporto 1:1 una busta in un chilo di frutta con un chilo di zucchero. In quel momento realizzo che dovrò cuocere quasi 30 chili di composta e così tento l’azzardo. Dimezzerò la quantità di zucchero consapevole che questo probabilmente renderà meno consistente la composta ma contando comunque di aumentare il tempo di cottura per aumentare la densità e così mando al diavolo le indicazioni che ordinano di seguire precisamente le dosi e compro solo sette chili di zucchero.
Dividiamo in due pentole perchè per contenere più di 20 chili di composta mi serviva un barile e non una pentola. Aggiungiamo subito l’addensante e mettiamo il fuoco al minimo. Con l’aumentare del calore la frutta si decompone e i liquidi vengono rilasciati e iniziamo a girare lentamente. Appena ho avuto un accenno di bollore aggiugemmo lo zucchero… i chili di zucchero per l’appunto. La cottura fu lunga come prevedevo perchè la consistenza all’inizio era più vicina al succo di frutta. Ma potevo aspettare… Dopo tre ore di bollore avendo cura di mescolare continuamente a fuoco basso termini la cottura.
L’invasettamento ora presentava la terribile difficolta di filtrare i noccioli. Il panico stava per prendere il sopravvento quando ci accorgemmo che i tradizionali colini di filtraggio disponibili, avevano una trama troppo fine per la consistenza della composta che avevo raggiunto. Tentammo l’alternativa del cola pasta ma niente da fare la composta era troppo densa. Ricercai per casa tutto ciò che avesse la forma di una griglia ( si compresa quella per abbrustolire la carne ) fino a quando uscii dal bagno con il contenitore dei saponi. Le grate erano abbastanza grandi da permettere alla composta di fuoriuscire filtrando i semi interni.
Riempimmo una quarantina di barattoli velocemente ( fino a perdere la sensibilità al braccio… ) e rovesciandoli subito sperando che si creasse il sottovuoto. Dopo circa un ora però molti dei barattoli ci sono sembrati non stagni e così li abbiamo divisi in due parti. Una parte è finita direttamente nel congelatore l’altra in un nuovo pentolone per ripristinare il sottovuoto del barattolo. La battaglia era finita.
icebergs di caffè in spuma di latte
…che poi, alla fine è poco più che un cappucino freddo; ma è una delle preparazioni che mi ha creato più problemi (conservo ancora un pò di senso del ridicolo per cui non mi azzardo a chiamarla ricetta)
INGREDIENTI:
2 caffè forti
zucchero q.b.
2 cu. di miele
1 pizzico di cannella in polvere
1 bicchiere di latte
PREPARAZIONE:
Preparate innanzitutto due caffè forti, zuccherateli e lasciateli raffreddare per metterli poi nel contenitore per i cubetti di ghiaccio. La grande difficoltà sta nell’azzeccare la quantità di zucchero per il caffè da congelare: se fosse troppo non congelerebbe in un normale congelatore, viceversa se il caffè non fosse abbastanza dolce, l’effetto del caffè nella schiuma di latte sarebbe diverso (per chi ama il caffè amaro va bene il cubetto di caffè amaro ghiacciato). Per il congelamento del caffè dolce, se va bene ci vogliono 24 ore! prima di estrarre i cubetti, preparate il bicchiere di latte a questo modo: fate sciogliere il miele in un barattolo di vetro (pochi secondi al microonde), aggiungete la cannella in polvere, mescolate e quindi accorpate il latte freddo lentamente; chiudete bene il barattolo ed agitate energicamente a lungo: dovrebbe diventare schiumoso, versatelo rapidamente in un bicchiere e metteteci subito i ghiaccioli di caffè, che è consigliabile aver messo precedentemente in un piatto perché estrarli senza farli sgretolare è un’operazione non facilissima (conviene far scorrere per un istante dell’acqua bollente sotto al contenitore e rovesciare il tutto su un piatto fondo)
Ho provato a prepararlo già cinque o sei volte ed ogni volta mi ci impicco, per una soddisfazione poi che è breve ma intensa… ma veramente merita!
i cestelli di Västervik
La mia permanenza nel villaggio di Vaestervik, in Svezia, si è protratta più del previsto, a causa di un problema meccanico alla mia automobile; ottima occasione per elaborare un dessert dalle cucine dell’ostello-carcere in cui dimoro in questi giorni
INGREDIENTI:
250 g. di pasta lievitata (quella per fare le briosches… lo so che avrei dovuto prepararla io, ma ero in viaggio e sarebbe stato un bel casino mettersi anche a stendere la pasta nella cucina dell’ostello!)
2 pere (qualità conference, ma credo che importi poco)
100 g. di gherigli di noci
2 cucchiai di panna alla vaniglia (qui in Svezia l’ho trovata così!)
2/3 cucchiaini di miele denso, scuro (penso sia di castagno)
1 cucchiaino di cannella.
PREPARAZIONE:
Stendete la pasta con un mattarello e ricavatene dei cerchi abbastanza regolari, dello spessore di circa 0,5 cm. con cui riempirete delle formine in carta (quelle per fare i muffin), in una ciotola tagliate le pere a cubetti dopo averle sbucciate; aggiungete i gherigli di noci spezzettati, versateci ora la panna ed il miele mescolando delicatamente, ed infine condite con la cannella, continuando a mescolare. A questo punto avrete ottenuto un composto cremoso che verserete nei cestelli, e mettete tutto nel forno ben caldo.
sono necessari circa 20 minuti, ma è sempre bene controllare per evitare di bruciare tutto.
croccante al pistacchio
Una volta terminata la frittura delle frittelle di mela ubriache, questa mattina mi son ritrovato un piatto pieno di zucchero, una ciotola ricolma di porto nel quale avevano dormito le mele tutta la notte, e la padella sporca di strutto, a Silvestro avevo consigliato di bere il porto avanzato, che aromatizzato alla mela non dovrebbe essere male, ma io ho fatto un esperimento di totale riciclaggio versando tutto nella padella ed aggiungendo una manciata di pistacchi avanzati da precedenti ricette: quel che ne dovrebbe risultare dovrebbe essere un croccante, ad ogni modo la ricetta dovrebbe essere più o meno la seguente:
INGREDIENTI:
1 manciata di pistacchi interi
50 g. di zucchero di canna grezzo a grana grossa
1 tazza di Porto o altro vino liquoroso dolce
Strutto per friggere
PREPARAZIONE:
in una padella mettete a scaldare un cucchiaio di strutto, quando sarà ben caldo versateci sopra lo zucchero ed il vino: approfittate della confusione per buttare nella padella che stride anche i pistacchi (che potrebbero essere anche pinoli, nocciole mandorle o altra frutta secca);
una volta versato il tutto in un piatto dovreste ottenere (una volta raffreddatosi) un delizioso croccante
Frittelle di mela ubriache
INGREDIENTI:
1 mela golden o renetta
500 g. di zucchero di canna grezzo a grana grossa
1 tazza di Porto o altro vino liquoroso dolce
Strutto per friggere
Granella di nocciole per guarnire
PREPARAZIONE:
Sbucciate la mela cavategli il torsolo e tagliatela a fette ottenendo così dei dischi forati che metterete a bagno nel vino in una ciotola ricoprendo con lo zucchero di canna; lasciate riposare a lungo (almeno 8/10 ore)
Quando le fette di mela saranno ben intrise di liquore preparatevi per una cottura veloce (per non farle bruciare) in sequenza dovrete immergere la frittella nello zucchero, poi rapidamente nello strutto bollente e di seguito in un piatto con la granella di mandorla (allego un video artigianale con questa rapida sequenza sperando sia d’aiuto); per finire vanno fatte raffreddare su della carta da cucina per assorbire il grasso in eccesso
(ricetta dedicata a Silvestro, perfetta per la sua dieta, con il consiglio di bere il porto avanzato!)
VIDEO:
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