Crostini di polenta con sgombro e radicchio
Ingredienti per 4
- Polenta fredda, tre fettine a persona
- Mezza confezione di sgombro sott’olio
- Una decina di capperi
- 1 acciughina sotto sale
- 1 radicchio rosso tardivo (quello arricciolato)
Preparazione
Frullate, riducendo in crema, lo sgombro, i capperi, l’acciughina. Fate riposare in frigo.
Nel frattempo, friggiamo le fettine di polenta fino a che siano dorate e croccanti.
Ancora, mentre la polenta frigge, saltiamo in padella il radicchio in poco olio e un pizzico di sale.
Prepariamo i crostini con la polenta calda, la crema di sgombro fredda, il radicchio caldo.
Riso (e altre cose) col polpo
Una cosa ne tira un’altra, e dopo il riso con le seppie, ecco quello col polpo.
Innanzitutto il polpo:
Non abitando all’ Elba, dove per qualche motivo il polpo è sempre e comunque ottimo, bisogna procurarselo. Non al mercato perché, anche se fresco, è di solito pescato su fondali sabbiosi, e sa di poco.
Bisogna andare dai pescatori delle piccole barche, per lo più pensionati con la gozzetta, che durante la stagione fredda “vanno a porpi”. Per il mio gusto, i migliori sono quelli pescati fra Ardenza e Antignano, in pochi metri d’acqua, rigorosamente di scoglio.
Per ammorbidirlo, eviscerato e pulito, viene tradizionalmente battuto e ribattuto con un bastone (vi suggerisco di chiuderlo in un sacchetto di plastica). Però il modo migliore è sicuramente quello di farlo passare per il congelatore, magari una sola notte.
Al momento di lessarlo, va messo in un laveggio (pentola), con non molta acqua e tutti gli odori del brodo (cipolla, prezzemolo, etc.) e un bel pezzo di peperoncino. NIENTE SALE. Il tempo di cottura dipende naturalmente dalle dimensioni. (Vedi nota).
Ci troveremo a questo punto ad avere un polpo lesso, e una pentola di saporitissimo brodo di polpo.
Si può mangiare anche così, condito con olio di ottima qualità e limone, lo si può mescolare con patate lesse, con fagioli… lo si può mettere “sotto pesto” (vedi ricetta delle aguglie)…
E’ un peccato però non utilizzare il brodo, e allora facciamoci il risotto.
In un tegame (a Livorno è quasi un parolaccia…) mettiamo aglio a spicchi schiacciati e olio (e peperoncino, se nel brodo non ce ne fosse abbastanza). Poi uniamo qualche pezzettino di polpo (più è, meglio è), bagnando con l’onnipresente vino bianco. Dopo un poco, giù il riso ad insaporirsi, e tiriamolo a cottura col brodo. Attenzione, perché di solito il brodo del polpo è molto salato di suo, e quindi può convenire allungarlo con acqua.
Quando è pronto, un bel vassoio ovale, il risotto spolverato di prezzemolo, e in mezzo il polpo lesso, intero o a grossi pezzi, meglio ancora se lo abbiamo fatto arricciare (è facilissimo: al momento di lessarlo, anziché nell’acqua fredda, immergetelo due o tre volte in quella bollente).
Da bere può starci anche un rosso, naturalmente non molto tannico: un Chianti giovane, un novello, un sangioveto dell’Elba…
Nota: Alcuni consigliano di unire nella pentola un tappo di sughero, dicendo che i tannini ammorbidiscono il polpo: in realtà è folclore, perché ci vorrebbe più o meno un TIR di scorza di sughero, per ammorbidire un polpo solo… Come dicevo, il modo migliore è sicuramente il congelatore, perché il ghiaccio spezza le fibre. Tenete però presente che non deve essere estremamente tenero, deve avere una certa consistenza sotto i denti, altrimenti alla gente di mare non piace.
La Tortorella
Una breve permanenza in Trentino mi ha fatto elaborare una creazione decisamente “invernale” (doveva essere inizialmente una variante al mio “vulcano”, ma sono stato convinto da più fonti ad abbandonare l’idea dell’uovo che avrebbe senz’altro appesantito eccessivamente il piatto già abbastanza nutriente) l’idea iniziale era di farlo con formaggi locali (trentini) tipo il “Puzzone di Moena”, ma per una serie di circostanze non sono riuscito a riportarne a casa, quindi ho ripiegato sulla Fontina, ma sono convinto che anche un emmental, Gruyère ed altri formaggi farebbero la loro parte dignitosamente.
INGREDIENTI:
1 Kg di legumi (2/3 di fagioli borlotti e 1/3 lenticchie)
150 g. di prosciutto arrosto a cubetti
150 g. di formaggio saporito tipo fontina o gruyere (anche questo a cubetti)
1 vasetto di yogurt greco o crème fraiche o meglio sarebbe la mitica panna acida tedesca
Prezzemolo per guarnire, sale, paprika dolce in polvere, burro e ½ bicchiere di vino bianco
PREPARAZIONE:
preparate un purè di legumi cuocendo nella pentola di coccio i fagioli e le lenticchie iniziando con un soffritto di: olio exv di olive, 2 spicchi d’aglio, ¼ di cipolla (… e volendo un po’ di grasso o cotenna del prosciutto avanzato dalla preparazione a cubetti), quando sarà ben caldo una spruzzata di vino bianco, versate ora i legumi e lasciate che si disfino. Passateli con lo schiacciapatate, conditeli
con un po’ di burro ed amalgamate prosciutto e formaggio a cubetti. Condite ogni piatto con un po’ di yogurt, una spolverata di paprika ed un pizzico di foglie di prezzemolo tritate.
Spaghettini Martelli all’uovo e tartufo bianchetto
Continuando a sperimentare con l’uovo marinato, mi sono procurato al mercato delle regioni che si teneva in banchi a Pisa l’altra settimana alcuni simpatici tartufi bianchetti, non pregiatissimi ma sempre piuttosto tartufosi, ecco quindi una variante dell’abbinata classica uovo/tartufo, realizzata coi pregiati spaghettini Martelli.
Ingredienti per due
- Spaghettini martelli 180g
- Un cipollotto fresco
- Tartufo
- Un tuorlo marinato
- Olio extravergine
- Burro q.b.
Preparazione
Mentre si scalda l’acqua della pasta, in padella in olio, stufiamo a fiamma bassa il cipollotto finissimo per diversi minuti. Nel frattempo grattugiamo il tuorlo marinato e teniamolo da parte.
Scoliamo la pasta e saltiamola nella padella, mantecando con un po’ di burro e il tuorlo. Impiattiamo e aggiungiamo il tartufo a volontà.
la “bomba” – frittata al curry e camembert
Quando l’ho fatta la prima volta, verso la fine degli anni ’80, l’ho preparata per un amico capitato all’improvviso. Lo sento ancora spesso e non perde mai l’occasione per ricordarmi di quella volta che ho cercato di farlo fuori con una frittata: effettivamente è una bomba calorica, da mangiare forse solo con la neve che fiocca fuori dalle finestre, ma è anche molto saporita, tant’è che continuo a rifarla dopo oltre vent’anni.
INGREDIENTI:
3 uova
1/2 cipolla
1 cu. di curry in polvere
100g. di formaggio molle (meglio se molto saporito, ho provato anche con il taleggio, il risultato è più delicato, ma altrettanto buono)
una noce di burro ed un cucchiaio d’olio per condire
un cucchiaio di parmigiano grattato
PREPARAZIONE:
mettete a rosolare la mezza cipolla sminuzzata con il burro, ed appena dorata versateci sopra il curry, mescolate bene affinchè tutta la cipolla sia tinta uniformemente, (a questo punto se ve lo trovate a portata di mano una spruzzata di vino bianco non ci sta male) versate ora l’olio, ed appena sarà ben caldo, versateci i tre albumi e due tuorli che avrete precedentemente frullato con un pizzico di sale, ed abbassate il fuoco al minimo; non appena l’uovo si sarà compattato rigirate la frittata ed adagiatevi sopra delicatamente il formaggio tagliato a fette lunghe e strette, il tuorlo che avevate tenuto da parte e richiudete il tutto piegandolo a fazzoletto (per chi ha dimestichezza con le crepes, serve la piega che i francesi usano per la gallette du sarrasin) …lo so è solo una frittata, ma io continuo ad andarci pazzo.
Cinghiale in dolce-forte
Oggi piove, fa freddo, tipica giornata invernale: io lo definisco “tempo da tartufi”.
Per di più mi trovo ad avere un certo quantitativo di cinghiale di cacciata, e allora che si fa? Lo si cucina in dolce-forte, e domani si invitano gli amici a cena. (Il dolce-forte, come gli umidi, migliora il giorno dopo).
Marinatura di qualche ora in acqua e vino rosso (c’è chi usa vino puro, ma secondo me c’è il rischio che sappia troppo di vino. Peggio che mai con l’aceto. Se poi fosse stato cinghiale di supermercato, allora ne avrei fatto addirittura a meno).
Messo in pentola a “fargli far l’acqua”, poi scolato e rosolato con olio e un trito di carota, sedano, aglio, cipolla.
Tirato a cottura con un po’ di pomodoro (poco) e brodo. Quando è stato quasi cotto ho cominciato il dolce-forte: due belle manciate di pinoli e di uvetta secca ammollata, e poi zucchero, aceto e cioccolato. Ecco, qui sta il difficile. Intanto a me piace, per queste cose, il cioccolato al 100% di cacao, che forse non è nemmeno cioccolato, ma massa di cacao. (In ogni caso, decisamente, non è mangiabile da solo, troppo allappante, però nel cinghiale ci sta una meraviglia).
Purtroppo oggi ne avevo solo una mezza tavoletta avanzata da precedenti cotture, e ho dovuto rimpiazzarlo con quello al… 99% !
Comunque, come dicevo, qui sta il difficile, perché nessuno degli ingredienti deve prevaricare sugli altri, e contemporaneamente si deve continuare a sentire il cinghiale.
L’unica è procedere per assaggi continui, aggiustando via via.
Il sospetto è che simili ricette siano state inventate quando non c’erano frigoriferi, e la carne cominciava ad essere troppo frolla… Comunque il risultato è di tutto rispetto, diciamo che è un sapore “antico”, al quale non siamo più abituati.
Naturalmente va servito a commensali che, quanto a cibo, siano di larghe vedute, ma per questo non ho problemi. L’abbinamento col vino è difficile davvero (aceto, cioccolata…) ma ho dato incarico a mio cugino, che ha proposto un amarone. Poi vi saprò dire.
Per la curiosità degli amici di Ciritorno, racconto anche il resto del menù:
Antipasto di crostini con fegato e tartufi, gnocchi di polenta (batufoli, in livornese) con ragù e tartufi, lampredotto con salsa verde, cinghiale in dolce-forte, gelato alla crema con miele al tartufo.
Domani vi racconterò se è stato gradito…
………………..
Questa ricetta l’ho scritta Mercoledì 16 Febbraio 2011, in una pausa cinghialesca.
Oggi sono già passati alcuni giorni, e vi posso dire che è stata gradita, eccome.
L’abbinamento con l’amarone è stato decisamente azzeccato.
Tournedos con foie gras poelé, fondant di porri e verdurine
Ieri mi aggiravo per uno dei tanti supermega supermercati francesi e cosa vedono i miei occhi? …”Foire au gras” , la fiera del grasso…
Vado a sbirciare curiosa e in mezzo a lingue di porco e rognoni di agnello trovo una bella montagna di foie gras freschi, non cotti…Un’amica mi dice che è fantastico fatto a fette e spadellato…e spadellato fu!
Ingredienti:
- un tournedos (se possibile bardato di lardo) di circa 100/15O gr a persona
- una bella fetta di circa 1 cm e mezzo/2 di foie gras fresco (credo vada bene anche il mi-cuit o eventualmente anche una buona terrina)
- 1 porro a testa
- verdurine a scelta (io ho messo punte di broccoli, piselli e fagiolini)
- burro, olio, sale e pepe
- un paio di cucchiai di panna liquida
Innanzitutto preparare le verdure: tagliare i porri a rondelle e stufarli lentamente in una padella con una noce du burro, sale e pepe. Sono pronti quando sono belli morbidi e si sfanno se si schiacciano con una forchetta.
Saltare le verdurine in una padella a parte e lasciarle croccanti.
Per il tournedos sciogliere una noce di burro con un goccio d’olio in una padella, quindi cuocervi i tournedos circa 2 min per parte. Pepare e tenere al caldo in un foglio di carta alluminio.
Nella stessa padella spadellate velocemente 1/2 min per lato la fetta di foie gras leggermente infarinato.
Togliete dal fuoco il foie gras e, mentre componete il piatto, mettete la panna nella padella…si amalgamerà a tutto il grasso lasciato dal fegato e il risultato sarà goduriosissimo.
Ricettina per nulla light, ma 100% puro godimento
!
Ravioli con vellutata di zucca, olive e guanciale
L’altro giorno ho prosaicamente trovato alla Coop questi bei ravioli di borragine, che tra l’altro segnalo perché ottimi, con una bella sfoglia fine, e li ho prepararti così. Le consistenze variabili e i profumi sono molto interessanti.
Ingredienti per tre persone
- Ravioli alla borragine o a qualsiasi erbaccia preferiate
- 1 pezzetto di zucca gialla (200g circa)
- 1 cipolletta fresca
- 1 fetta altina di guanciale
- 2 cucchiai di olive taggiasche conservate, snocciolate
- Mezzo bicchiere di latte
- Olio d’oliva extravergine
- Rosmarino
- Sale, pepe, noce moscata
Preparazione
Prepariamo una piccola vellutata di zucca stufando la zucca a dadini con l’olio, la cipolletta e il rosmarino. Quando la zucca sarà bella morbida, frulliamola col latte e un pizzichino di noce moscata, aggiustando di sale.
Nel frattempo saltiamo in padella il guanciale a listarelle e le olive scolate e tagliate a pezzettini, facendo divenire la pancetta croccante.
Una volta cotti I ravioli, impiattiamo disponendo nel piatto la vellutata a specchio, quindi I ravioli e per ultima la pancetta con le olive.
Liquore di mirto
In questo periodo sto facendo il liquore di mirto, e vi trascrivo volentieri la ricetta. In realtà è semplicissima, e forse non ne varrebbe nemmeno la pena, se non fosse che da un po’ di tempo sento dei discorsi strani, del tipo: “il mirto cresce solo in Sardegna”, oppure “si ma quello sardo è meglio”, e cose del genere. Ora, io non è che mi intenda molto di botanica, ma suppongo che cresca ovunque nella macchia mediterranea. C è poi un mio amico che lo raccoglie sulle colline livornesi, e ogni anno mi regala un po’ di bacche. Ce le ho qui mentre scrivo, e questo credo che risolva ogni dubbio…
Come dicevo, il procedimento è semplicissimo.
Servono naturalmente le bacche di mirto, e quelle o le raccogliete da voi o le fate raccogliere da qualcuno, non vedo altre alternative.
Procuratevi poi dei recipienti con chiusura “quasi” ermetica (l’alcool evapora), riempiteli di bacche fino al tappo, non preoccupandosi se ci rimane qualche foglia, e poi colmateli di alcool da liquori.
Chiudeteli bene, metteteli in qualche posto dove non vi diano impiccio, e dimenticatevene per due o tre mesi.
Passato questo tempo, scolate le bacche strizzandole il più possibile (io uso un frullatore ad immersione per frantumarle, e poi un passaverdure per strizzarle,ma è un lavoraccio improbo. Se mi viene in mente qualcosa di meglio, poi ve lo dico). Preparate uno sciroppo di zucchero (nella proporzione di un chilo di zucchero con un litro di acqua), e aggiungetelo all’infuso, procedendo “per assaggi” per decidere quanto ce ne vuole. Di solito io lo faccio abbastanza secco, ma è questione di gusti. Naturalmente va servito ghiacciato.
Niente a che fare con quello commerciale.
Commenti:
C’è chi lo fa usando le foglie (il cosiddetto “mirto bianco”). Non l’ho mai provato, ma mi dicono che è più insipido.
Qualcuno lo tiene in infusione anche di più, ma c’è il pericolo che i tannini del nocciolo passino in soluzione, rendendolo aspro.
C’è da dire poi che il mirto è diventato quasi il simbolo della Sardegna, eppure è uno sviluppo recente, perché mi diceva un amico sardo di una certa età che, quando era ragazzo, c’era sì il liquore di mirto, ma era uno fra i tanti, e comunque nessuno lo considerava in modo particolare.
The classic and evergreen Zuppa Pisana
Dose per 4 persone abbondante: una zuppiera di 26cm di diametro.
- Cavolo nero: 3 mazzi
- Fagioli cannellini: 250g se secchi, 500 se freschi. Evitare quelli in scatola, please.
- Pane casalingo raffermo (almeno 1 giorno) di quello cotto a legna, preferibilmente di farina semi-integrale o di mais: 40g
- 1 cipolla rossa grande, 2 carote, 2 gambi di sedano, odori vari.
- Olio, sale, pepe.
Se i fagioli sono secchi vanno ovviamente lasciati in ammollo 12 ore in acqua fredda.
Lessare i fagioli in acqua molto abbondante partendo da freddo assieme a mezza cipolla, una gamba di sedano, una carota e vari odori. Nel frattempo pulire il cavolo, lavarlo e ridurlo a striscioline.
Far soffriggere in olio l’altra mezza cipolla, la carota e il sedano tritati finemente, aggiungere il cavolo, ravvivarlo a fuoco medio-alto per tre, quattro minuti girandolo spesso, quindi coprirlo con due mestolate di brodo di cottura dei fagioli (per questo l’acqua deve essere abbondante), abbassare il fuoco al minimo, coprire e far stufare quatto quatto per una ventina di minuti, quindi alzare il fuoco a medio e continuare coperto per dieci minuti, infine scoprire e terminare la cottura lasciando umido ma senza liquido. Il cavolo è cotto quando è morbido, ci vorranno tre quarti d’ora totali: nel frattempo affettare il pane a fettine sottili il più possibile di altezza omogenea.Una volta pronti i fagioli (40-50 minuti, ci vorranno), passarli al passaverdura bagnandoli con la loro acqua di cottura, lasciandone interi un paio di mestoli, quindi aggiungere passata e fagioli al cavolo e amalgamare bene.
In una zuppiera alternare strati di verdura a strati di fette di pane, bagnando col brodo dei fagioli se troppo secca. Conservare in frigo e mangiare il giorno dopo previa riscaldata, con abbondante olio nuovo e, chi può permetterselo, un cipollotto fresco tagliato a fettine.
N.B. Io la zuppa la conosco così. Autorevole dottrina aggiunge anche un paio di pelati subito dopo il soffritto, che stufino assieme al cavolo.
Da bé: inevitabile l’accostamento con un Chianti Classico, un Rosso di Montecarlo, ma anche un Sangiovese delle nostre colline (ce ne sono alcuni notevoli nel panorama poco edificante, ma non si fa pubblicità).
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