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LINGOTTO AL COCCO

Mi è venuto una specie di sfilatino di pane dolce al cocco.
L’idea mi era venuta perché mi sono accorto che avevo in casa da tempo della farina di cocco e delle lamelle di cocco disidratato oltre allo sciroppo al cocco che tengo quasi sempre per bibite e cocktails.
Ho provato a cercare ispirazione guardando qualche ricetta, ma non ho trovato nulla di particolarmente interessante, perciò ho improvvisato.

INGREDIENTI:
150 grammi di farina
100 grammi di zucchero
100 grammi di burro
2 uova
1 bustina di lievito
1 yogurt al cocco
100 grammi di farina di cocco
80 grammi di cocco disidratato a scaglie
2 cucchiai di sciroppo di cocco

PREPARAZIONE:

In una ciotola mescolate le uova, con lo zucchero, lo yogurt, lo sciroppo di cocco e il burro ammorbidito (eventualmente leggermente scaldato al microonde per qualche secondo). Aggiungete poi, continuando a mescolare, la farina setacciata assieme al lievito fino ad ottenere un impasto omogeneo. Di seguito anche la farina di cocco ed il cocco disidratato.

Impostate il forno su 180º/200º, imburrate un teglia rettangolare e versate l’impasto. Per il tempo di cottura io ho lasciato cuocere per 45 minuti perché aveva sempre un aspetto che faceva immaginare fosse un po’ crudo benché alla prova dello stuzzicadenti lo stecchino uscisse pulito. Evidentemente mi sbagliavo, tornassi indietro lo terrei in cottura 10 minuti meno perché è risultato leggermente troppo asciutto.

TORTA MORBIDONA

Cercando in rete una ricetta per preparare un dolce con le mele mi sono imbattuto in una preparazione francese che si chiama MOELLEUX AUX POMMES. Si tratta di una torta di mele, con mandorle, uva passa e cannella che ha la caratteristica di avere l’impasto particolarmente morbido; nulla di speciale; è semplice e veloce da preparare e risulta gradevole. Ma il fatto che ho trovato sconcertante è stato che non uno ma svariate fonti transalpine lo presentano come un dolce della tradizione italiana. Personalmente non ne avevo mai sentito parlare, ma potrebbe anche capitare, non è detto che si debba conoscere tutto. Anche chiedendo a parenti ed amici che si occupano di gastronomia non ho trovato nessun riscontro, nemmeno da una collega che ha parenti a Reggio Emilia (uno chef sostiene che sia un dolce tipico dell’Emilia Romagna).

Comunque il risultato è stato soddisfacente: ecco la ricetta.

INGREDIENTI:

150 grammi di farina integrale

100 grammi di zucchero di canna

1 bustina di lievito

2 cucchiaini di cannella

3 uova

120 grammi di burro

2 mele

1 tazza di uvetta

1 bicchiere di vin santo

50 grammi di mandorle a scaglie

Un pizzico di sale

PREPARAZIONE:

Mescolate in un ampio tegame la farina setacciata con lo zucchero, il lievito la cannella ed il burro fuso; aggiungete il sale e nel frattempo preriscaldate il forno .a 180º.

Mettete a bagno l’uvetta nel vin santo (dopo averla lavata) (avrei preferito del rum, ma a casa non ne avevo e quindi ho ripiegato sul vin santo). Aggiungete le uova continuando a mescolare .

Tostate brevemente le scaglie di mandorle in una padellina .

Sbucciate le mele, privatele del torsolo e tagliatele a tocchetti spessi circa 1 centimetro. Aggiungete le mele tagliate all’impasto, le scaglie di mandorle tostate ed infine l’uvetta con circa 100/120 ml di liquore.

Imburrate ed infarinate una tortiera del diametro di circa 25 cm, versateci il preparato ed infornate.

La ricetta originale prevede 30 minuti di cottura, ma siccome l’aggiunta del vino è stata una mia modifica, che non era prevista nella ricetta originale, l’impasto è risultato molto più liquido ed è stato necessario continuare la cottura per altri 20 minuti .

Direi che dovrebbero essere necessari 45/50 minuti.

Torta di mele integrale

INGREDIENTI:

3 mele
3 uova
150 g. di farina integrale
100 g. di zucchero di canna
50 g. di burro, più il necessario per ungere la teglia.
Una bustina di lievito
Una bustina di vanillina
4 o 5 cucchiai di olio e.v. di oliva
1/2 cucchiaino di cannella in polvere
Una spruzzata di rum
Zucchero a velo e cannella per guarnire.

PREPARAZIONE.

Cacciato via da Livorno in seguito alla nuova condizione di cassintegrato è naturale le che la residenza coatta nella capitale finisca inevitabilmente davanti ai fornelli.
Questo dolce è nato quasi per caso, questa mattina, quando mi sono accorto che avevo in frigorifero tre uova in scadenza.
Dopo una rapida supervisione nella dispensa mi sono accorto che erano presenti tutti gli ingredienti necessari per preparare una bella TORTA DI MELE.
Ho optato per la FARINA INTEGRALE ed ho utilizzato la MARGARINA anziché il BURRO per questioni sanitarie personali.
Ovviamente voi fate pure come credete meglio.

Sbucciate le mele e tagliatele a tocchetti.
Spolverate con la polvere di cannella (ed eventualmente anche con una innaffiatina di rum)
Mescolate in una ciotola il burro con lo zucchero, aggiungendo gradualmente le uova sbattute e per ultimo l’olio d’oliva fino ad ottenere un impasto omogeneo.
Intanto accendete il forno (se ventilato a 160/175º, altrimenti qualcosa in più).
Setacciate la farina con il lievito in polvere e la vanillina facendola cadere sull’ impasto preparato precedentemente sempre mescolando lentamente ma continuamente.
Quando sarà bene amalgamato unitevi le mele e mescolate ancora.
Imburrate una teglia del diametro di 20/25 cm, versate al suo interno tutto il composto ed infornate.
Cottura: dai 45 ai 50 minuti.
Lasciate raffreddare prima di trasferirla in un piatto. Guarnite con zucchero a velo e cannella in polvere.

Rosa di Parma.

E’ ovvio, costretti in casa, si cucina e si tentano cose nuove. Questa ricetta l’ho trovata su internet e, siccome è venuta bene, la condivido.

Serve un bel filetto. La ricetta originale lo vorrebbe di manzo, ma anche di maiale viene buono. Io ho usato questo.

Si taglia per il lungo, lo si apre a libro e, con un batticarne, si spiana il più possibile, in modo da ottenere una fettona di carne.

Si ricopre poi con abbondanti fette di prosciutto crudo di Parma, e poi con scaglie, abbondanti anche queste, di parmigiano.

Si arrotola tutto, stando bene attenti a non fare uscire il ripieno, e si lega stretto, con una certa cura.

Si massaggia poi all’esterno con un trito di aglio, rosmarino, salvia, sale, pepe.

Si mette al fuoco con olio e burro, Quando ha preso colore, un mezzo bicchiere di lambrusco e due dita di marsala, ovviamente secco. Io non ce l’avevo, ed ho usato un dito di brandy. Deve cuocere finché non si vede filtrare un po’ di formaggio dalla legatura, segno che il calore è arrivato al centro (indicativamente, circa mezz’ora)

Si toglie, nel fondo di cottura si aggiungono un paio di cucchiaiate di panna, e si fa restringere per ottenere la salsa con cui nappare le fette.

Considerazioni e commenti:

  1. E’ un piatto molto ricco, e si presta bene per qualsiasi occasione.
  2. E’ facile.
  3. Neppure molto costoso, se si usa il maiale.
  4. Non è molto dietetico…
  5. Ho usato lambrusco amabile, perché nel negozio sotto casa avevano solo quello, il che ha dato una sfumatura di dolce che a me non dispiace; comunque la prossima volta uso quello secco o, al limite, un altro vino rosso di non molto corpo.
  6. Contorno: io piselli cotti con aglio e prezzemolo, ma ci può stare qualsiasi verdura, o anche patate.
  7. Da bere: ovviamente, lambrusco.

Torta di pane.

In tempi di coronavirus bisogna stare in casa, e allora si cucina. Siccome mi avanza sempre il pane, questo è un modo per riciclarlo.

E’ facilissima: mezzo litro di latte con del pane raffermo, quel tanto che basta ad ottenere una pappa abbastanza fluida. Poi tre cucchiaioni di miele, tre uova intere, uvetta ammollata nel rum, vanillina. Si mescola tutto (un robot da cucina aiuta), e si versa in una teglia imburrata e cosparsa di zucchero.

Tre quarti d’ora in forno, o comunque finché non è brunita.

Le varianti possibili sono molte: pinoli, noci, cannella…

E’, chiaramente, uno sfamafamiglie, come la torta di semolino, alla quale somiglia abbastanza.

Da bé: un qualunque vino dolce.

P.S. L’avevo ricopiata, tantissimi anni fa, sul mio personale libro di ricette, ma non l’avevo mai provata. Chissà da dove proviene.

Castagnaccio.

Chiaramente, lo sanno fare tutti. Siccome però ero indeciso sulle dosi, ed è venuto bene, lo posto qui, a futura memoria.

350 gr di farina di castagne

Un pizzico di sale

Due bicchieri e mezzo di acqua (bicchieri da 200 cl, quindi, in definitiva, 500 cl)

Un paio di cucchiai di zucchero

3 cucchiai di olio (2 nell’impasto, uno sopra)

Uvetta, pinoli, rosmarino, quantum satis.

Il procedimento è quello solito. In forno 3/4 d’ora, circa. Gustato caldo, si accompagna bene col mascarpone, freddo.

Da bere: la morte sua è un passito/vinsanto dolce.

Cavolini di Bruxelles a modo mio.

E’ una delle verdure che mi piacciono di più.

Stavolta ho un po’ improvvisato, e li ho fatti così:

Due scalogni tritati, rosolati in padella con olio e poca acqua. Poi i cavoletti ( i più grossi tagliati a metà), e li ho portati a cottura con vino bianco e brodo. Anche un po’ di “fondo bruno” della knorr. A metà cottura ho aggiunto dei dadini di mortadella: mi avrebbe convinto di più il prosciutto crudo, ma non ce l’avevo.

Una volta cotti, li ho levati di padella e ho frullato il fondo, in modo da fare una specie di salsa per napparli. Buonissimi.

Da bere: avevo un bianco dei Castelli Romani, e non ci stava male, ma forse un rosso non troppo tannico sarebbe stato meglio.

Patate “a baccalà” o anche “come le faceva la Marisa”.

La quale Marisa, poi, era una signora che abitava dalle parti di Greve.
E’ un modo di cucinare le patate, trattandole né più né meno come se fossero tranci di baccalà, nel modo che a Livorno è detto “alla fiorentina”, ed a Firenze “alla livornese”.
Si prendono delle patate piuttosto grosse e di forma regolare, si sbucciano e si tagliano a fette alte più o meno un centimetro, poi si infarinano, e si fanno rosolare in teglia, avendo cura di non sovrapporle, con olio ed aglio schiacciato. Volendo, qualche aroma come rosmarino o salvia (sale e pepe, ovviamente).
Quando sono rosolate, passata o polpa di pomodoro, abbondante. Si portano a cottura così, aggiungendo acqua o brodo, se del caso.
Le ho fatte ieri sera.
Che dire?
Sono un contorno gradevole, ma accompagnandole con qualche fetta di salumi, o del formaggio, o magari un’aringa, divengono facilmente un piatto unico.
Appartengono a pieno titolo alla catergoria degli “sfamafamiglie”, cioè riempiono lo stomaco con poca spesa, e sono naturalmente un piatto invernale. Rispetto alle patate fritte, o arrosto, fanno “più comparita”, come diceva la mi’nonna.
Cosa berci? Un rosso leggero, magari un po’ acidulo o leggermente mosso.

Polpette di mortadella.

E’ andata così. Al CONAD avevano delle mortadellozze di Bologna, insaccate nella cotenna, di circa un chilo ciascuna.
Mi han tirato l’occhio, e ne ho presa una.
Non che fosse cattiva ma, insomma, nemmeno questa gran cosa. (Quando la mortadella è buona, il suo profumo deve riempire tutta la casa).
E ora che ne faccio di un chilo di mortadella?
Si è dato poi il caso che avessi anche del pane avanzato…
Insomma ho fatto le polpette.
Pane ammollato e strizzato, uovo, aglio, prezzemolo, parmigiano grattugiato e mortadella tritata col tritacarne. Naturalmente sale e pepe.
Ne ho fatte delle palline grosse come noci, e le ho passate nel pangrattato. Fritte, erano proprio buone, e si prestano bene anche ad essere surgelate.
Da bere: qualcosa che sgrassi la bocca, un Lambrusco, una Bonarda, ma anche un bianco frizzante, tipo Prosecco.
Il contorno ideale sono piselli sgranati, cucinati con aglio, prezzemolo ed olio super.

Peperoni ripieni di tonno.

E’ una ricetta che usa in casa mia da tempo immemorabile. Per quanto posso ricordare, credo che l’avesse imparata mio zio alla mensa ufficiali quando faceva il militare di leva in marina, parecchi secoli fa.
Oggi ho provato a rifarla:
Si prendono dei peperoni rossi o gialli (sono più dolci dei verdi) non troppo grossi, si scapitozzano e si vuotano di tutte le interiora.
Poi si fa un impasto con pane ammollato, tonno sott’olio, aglio, prezzemolo, parmigiano grattugiato ed uova. Si impasta bene (sale e pepe, naturalmente), e se ne riempiono i peperoni. Si mettono ritti in una teglia, e via in forno, con un po’ di acqua ed olio.
Sono venuti bene, ma quelli che faceva mia madre erano più buoni. La prossima volta ci metterò più parmigiano.
Il sapore dei peperoni si armonizza bene con quello del tonno sott’olio. Certo, avessi avuto un po’ di tonno della Sardegna, sarebbe stata tutta un’altra cosa…
Da bere ci sta bene un rosé frizzante, bello fresco.