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Pot au feu gratiné

…ovvero lesso rifatto in maniera fighetta-francese!

Ingredienti:

  • avanzi di brodo (lesso, gallina, verdurine lesse…)
  • 4 patate
  • 1 noce di burro
  • mezzo bicchiere di latte
  • una grattata di formaggio (io ho usato il comté, ma va bene anche il groviera, l’emmenthal o qualsiasi altro formaggio scioglievole)
  • sale, pepe, noce moscata

Tagliare il lesso e le verdurine grossolanamente. Bollire nel frattempo le patate e schiacciarle una volta cotte. Salate, pepate, aggiungete burro e latte come a fare un purè un po’ denso.

Mettere in una teglia il lesso e ricoprirlo di purè. Cospargere di Comté grattato e infornare a 200° per 15/20 minuti o comunque fino a che la superficie è bella doratina.

Il Comté ha fatto una bella crosticina croccante, una maniera diversa per levare di torno i resti del brodo…

Polpette di lesso e patate (di Nonna Erina)

L’altra sera ho guardato con Ganascino “Ratatuille”. Il piccolo l’ha visto per la prima volta, mentre io ne sono entusiasta da quando l’ho visto alla sua uscita al cinema. Bene. Sono stato per tutta la seconda parte a trepidare aspettando la scena clou, quella che chiaramente, a chiunque non sia un babbeo irrimediabile, fa capire come la Pixar faccia capolavori del cinema e gli altri siano dei ciabattoni opportunisti col programma di grafica 3D: l’assaggio della ratatuille.

Vi ricordate? Anton Ego prende con la forchetta un po’ di pietanza e l’assaggia. Succede un finimondo sensoriale: si vede Ego bambino sulla porta di una casa di campagna che si intuisce semplice e curata; il bimbo è affranto, ha le lacrime agli occhi (ha fatto a botte?); la mamma lo vede e l’accoglie, mettendolo a tavola e sistemandogli davanti la sua ratatuille, una consolazione affettuosa e sapida che il bimbo accoglie felice. Ritorno a noi nel presente, Ego lascia cadere la penna per terra, è sconvolto, rapito, felice. Tutto questo in 10 secondi muti, trascinanti, bellissimi.

Torniamo a noi. Le epifanie da cibo e profumi mi hanno sempre interessato, perché ne sono giosamente affetto da sempre, ma ultimamente di più. La mia madeleine proustiana è, tenetevi forte, la Polpetta di Lesso e Patate di Nonna Erina. Anche l’ultima volta che le ho fatte (e mangiate)  l’effetto non si è fatto attendere:

La vecchia cucina economica non più in funzione ma tirata a specchio con la porporina, che per me era diventata parte della mia area giochi, con gli sportelli da aprire, e l’odore antichissimo di zolfo, cenere e vecchia dispensa. Fantasmi di antiche pietanze cotte lì dentro. Le due fette di pane della merenda con dentro due polpette leggermente unte e profumate sottilmente di aglio, buonissime, mangiate su uno dei tanti pianerottoli della casa piena di scale di Erina, proprio sotto l’ultima rampa che conduceva alla stanza dal letto col quadro di Santa Teresa che mi terrorizzava da piccolo. Un pomeriggio grigio d’inverno di montagna che tutto insieme pare un pochino più luminoso e la tombolotta di mia nonna (un metro e cinquanta scarsi per quasi uguale) sorridente e soddisfatta.

Ricetta delle polpette di lesso e patate.

  1. Vi serve del buon bollito, bello tenero e poco filoso; macinatelo bene, io lo faccio con la macchinetta a manovella perché mi diverto e il robottino me lo polverizzerebbe.
  2. Unitelo a una eguale quantità di patate lesse schiacciate; il bianco di un uovo, un battuto finissimo di aglio e prezzemolo, un po’ di pan grattato.
  3. Con le manone impastate bene il tutto fino ad ottenete un bell’impasto omogeneo. Se le patate non sono buone e l’impasto è troppo morbido usate un po’ di farina.
  4. Passate le polpette nella farina mescolata con un po’ di pane grattato e friggette fino a brunitura. Sono ottime bollenti ma anche diacce marmate.